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Ricostruire l’uomo

Pubblicato: 31 luglio 2009 in culture, politics
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“Il nostro non è il primo secolo in cui si ride dei concetti di Bene e di Male. Questi concetti sono stati banditi dall’uso comune e sostituiti da distinzioni e contrapposizioni politiche, o di classe, destinate comunque a un’esistenza effimera.
Ci si vergogna di addurre come argomenti idee e concetti di eterno valore; ci si vergogna di ammettere che il male è annidato nel cuore di ogni essere umano prima che in un sistema politico; e non ci si vergogna affatto di credere ogni giorno al Male integrale.
Di cedimento in cedimento l’Occidente sta slittando irreparabilmente verso l’abisso, sotto gli occhi della nostra generazione. Le società occidentali perdono la loro essenza religiosa e regalano spensieratamente i loro giovani all’ateismo…
[…]Se tutti i diritti sono concessi dall’esterno, perchè si dovrebbe cercare di trattenersi spontaneamente, per volontà propria, da azioni indegne?”.


A. Solzenicyn, Ricostruire l’uomo, 1984

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“Se un uomo si trova giuridicamente nel proprio diritto, non si può chiedergli niente di più. Provate a dirgli, dopo la suprema sanzione giuridica, che non ha completamente ragione, provatevi a consigliargli di limitare da se stesso le sue esigenze e a rinunciare a quello che gli spetta di diritto, provatevi a chiedergli di affrontare un sacrificio o di correre un rischio gratuito… vi guarderà come si guarda un idiota. L’autolimitazione liberamente accettata è una cosa che non si vede quasi mai: tutti praticano per contro l’autoespansione, condotta fino all’estrema capienza delle leggi, fino a che le cornici giuridiche cominciano a scricchiolare.[…]
La difesa dei diritti del singolo giunge a tali eccessi che la stessa società si trova disarmata davanti a certi suoi membri: è giunto decisamente il momento per l’Occidente di affermare non tanto i diritti della gente, quanto i suoi doveri.
Al contrario della libertà di fare il bene, la libertà di distruggere, la libertà dell’irresponsabilità, ha visto aprirsi davanti a sé vasti campi d’azione. La società si è rivelata scarsamente difesa contro gli abissi del decadimento umano, per esempio contro l’utilizzazione della libertà per esercitare una violenza morale sulla gioventù: si pretende che il fatto di poter proporre film pieni di pornografia, di crimini o di satanismo costituisca anch’esso una libertà, il cui contrappeso teorico è la libertà per i giovani di non andarli a vedere. Così la vita basata sul giuridismo si rivela incapace di difendere perfino se stessa contro il male e se ne lascia poco a poco divorare. […]
La libertà non ha così deviato verso il male in un colpo solo, c’è stata un’evoluzione graduale, ma credo si possa affermare che il punto di partenza sia stato la filantropica concezione umanistica per la quale l’uomo, padrone del mondo, non porta in sé alcun germe del male, e tutto ciò che vi è di viziato nella nostra esistenza deriva unicamente da sistemi sociali erronei che è importante appunto correggere.”
(Da Un mondo in frantumi, discorso che Aleksandr Solženicyn pronunciò l’8 giugno 1978 all’università di Harvard)