Archivio per la categoria ‘religion’

Nelle epoche classiche, le istituzioni morali, politiche o religiose superavano e sorreggevano gli uomini che le rappresentavano. La monarchia era più del re, il sacerdozio più del prete, il matrimonio più degli sposi. Tale fatto rendeva possibile a volte disprezzare un re o un papa senza che il principio della monarchia o della potestà pontificia venisse infirmato. Si pensi alle invettive d’una santa quale Caterina da Siena contro il clero del tempo, a un grande cattolico come Dante che apostrofa all’inferno il papa regnante! Oggi, come in tutti i periodi di decadenza, assistiamo al fenomeno inverso: le istituzioni non sono tollerate e amate che nell’individuo.

Gustave Thibon

San Pietro come Santa Sofia?

Pubblicato: 17 febbraio 2015 in culture, history, politics, religion
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Cari Jihadisti, è il titolo di una lettera aperta pubblicata da Philippe Muray – uno dei più grandi polemisti francesi – poco dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. La lettera si conclude con una serie di avvertimenti ai terroristi islamici, ma a esser presi di mira, di riflesso e ironicamente, sono in verità gli occidentali fanatici del comfort e del supermercato. Cito un passaggio da cui si può facilmente cogliere lo scherno pungente e sarcastico: «[Cari Jihadisti], temete la collera del consumatore, del turista, del vacanziere che smonta dal suo camper! Voi ci immaginate rotolati nei piaceri e nei passatempi che ci hanno rammolliti? Ebbene noi lotteremo come leoni per proteggere il nostro rammollimento. Ci batteremo per ogni cosa, per le parole che non hanno più senso e per la vita che queste si portano appresso». (altro…)

Caro direttore,
sono un sacerdote e vivo in Francia, precisamente a Lourdes, alcuni anni fa ero parroco a S. Maria Goretti a Milano, e ci siamo conosciuti in occasione della morte del suo collega Lino Giaquinto. Ovviamente come tutti, qui e altrove, sono sconvolto per quanto accaduto a Parigi. Ragionevole e comprensibile è la reazione e la conseguente riaffermazione della libertà di pensiero e di parola. Ora, un po’ meno a caldo, vorrei condividere con lei due semplici riflessioni. Anzitutto, io sono Charlie. Le piazze francesi sono invase da persone che giustamente manifestano a favore della libertà di espressione. Nulla può impedire tale diritto, da lungo acquisito dalla cultura occidentale e giustamente da difendere. Anch’io mi unisco a loro. In verità, si tratta di riconoscere il fondamento cristiano di tale valore. Non si può bloccare tale libertà, per cui opinioni diverse, democraticamente si confrontano e in tal modo favoriscono il dibattito culturale, politico e civile. Il vostro-nostro giornale è l’espressione di questa libertà nell’agone della nostra cara Italia. E ben venga, per cui non è ammissibile che, in nome di Dio o di ideologie, si uccida o si chiuda la bocca a chi non appartiene alla tua stessa sponda. Ma devo anche dire, io non sono Charlie. Mi è capitato di vedere, scorrendo internet, alcune vignette pubblicate dal giornale satirico. Ne sono rimasto inorridito e mi sono sentito offeso nella mia fede cristiana (specie vignette riguardanti Benedetto XVI). Mi ha fatto molto male. Disegni di una volgarità estrema e di pessimo gusto. C’è, sì, una libertà, ma non c’è forse anche una deontologia professionale da rispettare? Ci hanno sempre insegnato che la tua libertà termina dove inizia la mia. Ciò vuol dire che è sempre urgente mantenere un corretto equilibrio tra le diverse possibilità. Ricordo, a partire dalla mia infanzia, che l’educazione era: imparare a relazionarsi con gli altri in modo corretto, gestendo le proprie reazioni, moderando il proprio linguaggio e rispettando le regole. A questo siamo stati formati per diventare persone rispettose e cittadini responsabili. Non tutto si può dire e scrivere! Guarda caso, vedo proprio sul nostro giornale la campagna “migliori si può – anche le parole uccidono”. Ben venga: posso indiscriminatamente usare quelle parole, appellandomi al fatto che sono libero da ogni costrizione? Allora che senso hanno le accuse di omofobia o altro, se alla fine posso dire e fare tutto ciò che voglio? Mi ha fatto piacere leggere la riflessione di Giuseppe Anzani e anche, su “La Stampa on line” di venerdì 9 gennaio, il commento di Elena Loewenthal ove dice: «Ma io non sono Charlie soprattutto perché non siamo tutti vignettisti irriverenti come Wolinski… Il fondamento della libertà, quella di essere e quella di esprimersi, sta nel riconoscere che il mondo non è tutto uguale e noi nemmeno, anzi». Al di là dell’emozione del momento, abbiamo di che pregare, ma nello stesso tempo anche di che riflettere e seriamente. Da parte mia lo farò qui a Lourdes, ove, le campane del santuario, insieme a quelle di Notre Dame a Parigi, hanno suonato a morto, in memoria dei fratelli uccisi. Grazie ancora del vostro lavoro.
padre Giuseppe Serighelli, passionista Lourdes (altro…)