Walter Bonatti (1930-2011)

Pubblicato: 14 settembre 2011 in people

“Bonatti e’ stato uno degli alpinisti piu’ grandi della storia, l’ultimo alpinista tradizionale, fortissimo in tutte le discipline. Walter era pero’ soprattutto una bellissima persona, tollerante e amorevole. […] Walter ci lascia un grande testamento spirituale, quello di un uomo pulito che per le vicende accadute sul K2 e’ stato calunniato per 50 anni, ma alla fine tutti gli hanno dovuto dare ragione”

Reinhold Messner

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Nel 1954 Bonatti partecipa alla spedizione italiana capitanata da Ardito Desio, che porterà Achille Compagnoni e Lino Lacedelli sulla cima del K2; con i suoi 23 anni, è il più giovane della spedizione.

Il giorno prima che Lacedelli e Compagnoni raggiungano la vetta, Walter Bonatti scende dall’ottavo campo verso il settimo, per recuperare le bombole di ossigeno lasciate lì la sera prima da altri compagni. Con questo carico sulle spalle, insieme all’Hunza Mahdi, risale fino all’ottavo campo e di lì, dopo una pausa ristoratrice, fino al nono campo che nel frattempo era stato allestito da Compagnoni e Lacedelli. Questi però, invece di allestire il campo dove era stato previsto la sera prima, in disaccordo con Bonatti, lo fissarono circa 250 metri di dislivello più in alto, rendendo a Bonatti e Mahdi impossibile individuarli e raggiungerli col buio della notte. Bonatti e Mahdi riescono ad arrivare nei pressi del nono campo poco prima del tramonto, ma non vengono aiutati dai compagni Compagnoni e Lacedelli, che invece di indicar loro la strada per la loro tenda si limitano a suggerire da lontano di lasciare l’ossigeno e tornare indietro; cosa impossibile, visto il buio che incombe, l’enorme sforzo che già hanno sostenuto i due dalle prime ore del giorno, e soprattutto l’inesperienza di Mahdi a quelle quote e su quei terreni. Bonatti e Mahdi si ritrovano così soli a dover affrontare una notte nella “zona della morte” con temperature stimate intorno ai -50 °C, senza tenda, sacco a pelo o altro mezzo per potersi riparare. “Quella notte io dovevo morire” commenterà nei suoi scritti Walter Bonatti ripercorrendo la notte del 30 luglio 1954. Solo alle prime luci dell’alba del giorno successivo i due possono muoversi e ritornare verso campo 8, dove giungono in mattinata; Mahdi riporta seri congelamenti alle mani ed ai piedi, ed in seguito subisce l’amputazione di numerose dita.

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L’esatto svolgersi degli avvenimenti del 30 e 31 luglio 1954 è stato per lungo tempo controverso, soprattutto in mancanza di prove fattuali e solo discusso in funzione delle dichiarazioni delle parti. Secondo quanto riferirono Compagnoni e Lacedelli, alla cui versione si attenne la relazione di Desio (che non salì mai oltre il campo base, non essendo alpinista), essi avevano collocato il nono campo, la sera del 30, a circa 8160 metri di quota; da qui avrebbero parlato, a distanza e disturbati dal vento (ma Bonatti riferì che in quel momento il vento era assente e la conversazione era avvenuta con la massima facilità), con Bonatti e Mahdi, che si trovavano alcune decine di metri più sotto. Compagnoni riferì che essi credettero che i due, lasciate le bombole, fossero ridiscesi nella notte all’ottavo campo, posto a 7627 metri di quota; solo al mattino seguente, scendendo a prendere le bombole, videro da lontano un uomo (verosimilmente Mahdi, che fu il primo a scendere, seguito successivamente verso le h. 7 da Bonatti) che stava scendendo in quel momento, ma fino al loro ricongiungimento con i compagni non capirono cosa fosse accaduto.

Nel 1964 fu pubblicato un articolo giornalistico sulla Nuova Gazzetta del Popolo che accusava Bonatti di aver quasi compromesso la spedizione per ambizione personale, tentando di raggiungere lui la cima con Mahdi, al quale aveva offerto del denaro perché lo aiutasse; in questo tentativo avrebbe usato le bombole di ossigeno, che per questo si sarebbero esaurite prima (a 8400 metri di quota, due ore prima di giungere in vetta). Bonatti fu inoltre accusato di aver abbandonato Mahdi, scendendo all’ottavo campo senza attenderlo. Ma a seguito di quell’articolo Bonatti fece causa per diffamazione contro il giornalista Nino Giglio, vinse la causa, donò l’indennizzo a un’associazione caritatevole, e pubblicò una versione dei fatti alquanto diversa: egli confermò di avere offerto del denaro a Mahdi, ma solo per convincerlo a salire con lui al nono campo, sostituendo Abram, che era stremato. La cattiva conoscenza dell’inglese da parte di entrambi, nonche’ la diversa cultura, forse generò un fraintendimento. Bonatti inoltre sostenne che Compagnoni e Lacedelli non avevano posto il campo poco sotto quota 8000, come era stato concordato la sera del 29 Luglio, durante una animata discussione all’ottavo campo, tra lo stesso Bonatti, Lacedelli, Compagnoni e Gallotti, ma alcune centinaia di metri più in alto (poco oltre gli 8100 metri): fu per questo che lui e Mahdi non poterono raggiungerli e rischiarono la vita nel bivacco notturno, che secondo Bonatti avvenne poco oltre gli 8100 metri (invece dei 7990 indicati nella relazione ufficiale di Desio). Inoltre negò di aver abbandonato Mahdi, che al contrario era sceso prima di lui (gli altri alpinisti presenti all’ottavo campo lo confermarono) e smentì decisamente di aver usato le bombole, cosa peraltro impossibile in mancanza delle maschere e degli erogatori che erano negli zaini di Compagnoni e Lacedelli.

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La versione secondo cui l’ossigeno sarebbe terminato prima di raggiungere la vetta – volta forse a eroicizzare oltremisura la conquista della vetta – è stata poi ufficialmente smentita dal CAI a seguito delle risultanze della commissione dei tre saggi, che ha pubblicato la propria relazione nel 2008.

Secondo la versione rivista, l’ossigeno sarebbe stato utilizzato fino alla cima. La prova è costituita da 2 foto scattate sulla cima dai due alpinisti: in una si vede Compagnoni ancora con la maschera di ossigeno; nell’altra Lacedelli con tracce di brina intorno la bocca, come se si fosse tolto da poco la sua maschera di ossigeno. Compagnoni e Lacedelli avrebbero respirato l’ossigeno delle bombole per almeno 9 ore e 45 minuti, vale a dire le bombole avevano praticamente piena carica. I due avrebbero cominciato l’ascesa finale non prima delle 8:30 partendo dal luogo del forzato bivacco notturno di Bonatti e Mahdi dove avrebbero recuperato le bombole lasciate in bella vista e scoperte dalla neve da Bonatti. Risulta pertanto completamente validata la versione di Bonatti.

wikipedia.org

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