Suttree

Pubblicato: 23 settembre 2010 in BOOKS

“Eccoci arrivati in un mondo dentro il mondo. In queste lande straniere, queste foibe e sodaglie interstiziali che i giusti vedono dalle auto e dai treni, un’altra vita sogna. Deformi o neri o folli, fuggiaschi di ogni risma, stranieri in ogni contrada”

“[…]Se becco quel bastardo di un piccolo bianco con la testa a punta che l’ha portato gli faccio piangere il culo a fucilate.
Dove andiamo?
Cosa dice?
Riesci a camminare? Ehi, ragazzo.
Non riesce a fare un cazzo. Portalo fuori di qua.
Questo stronzo di un bianco ha vomitato dappertutto.
I suoi piedi sbatterono su una serie di gradini. Chiuse gli occhi. Attraversarono rosticcio e lerciume, coi suoi calcagni che ammassavano montagnole di rifiuti. Un mondo indistinto si allontanava oltre le sue dita dei piedi, sagome storte di baracche che si ritagliavano livide nella luce avara dei lampioni. La carcassa arrugginita di un’automobile passò lenta alla sua destra. Foschi scenari che si rapprendevano nella notte estiva, pallidi disegni a inchiostro di rottami piegati contro un cielo di carta, barcaioli di Rorschach che spingevano silenziosi la loro pertica in un mare lastricato di luna. Si ritrovò steso nel buio con la testa sull’imbottitura ammuffita di un vecchio sedile d’auto, tra casse da imballaggio e scarpe rotte e giocattoli di gomma screpolati dal sole. Qualcosa di caldo gli colava sul petto. Alzò una mano. Sanguino. Morirò dissanguato.
Un getto caldo gli sferzò la faccia, il petto. Rovesciò la testa di lato, agitando una mano. Era bagnato e puzzava. Aprì gli occhi. Una mano nera mise via una canna floscia, si riabbottonò, girò i tacchi. Una figura gigantesca si allontanò dondolando contro il cielo verso l’alba viola e glauca dei lampioni.[…]”
.
“[…]Questo era un ubriacone, questo un furfante.
Suttree girò una fotografia ritoccata a colori di una bara foderata in raso con i contorni di vimini, circondata di fiori.
Nella bara il corpo grassoccio di un neonato, colorato in modo stucchevole, le gote fucsia. Mai chiedere chi è. Richiuse la copertina su questa galleria di infelici. Sollevando una leggera polvere gialla. Via questi primati dalle mascelle di pietra e i loro annali senza sbocchi e definitiva oscurità. Quale divinità nei regni della demenza, quale feroce dio generato da lobi fumanti di rabbia avrebbe potuto concepire una custodia per anime tanto meschina quanto questa carne. Questo insulso tabernacolo destinato ai vermi.
Allora, giovanotto?
Suttree si voltò. Clayton era in piedi sulla porta che si grattava la pancia sorridendo.[…]”

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