Omofobia

Pubblicato: 10 ottobre 2009 in culture, politics, science

E’ evidente che la definizione corrente di “omofobia” si riferisce ad un atteggiamento, definito come “un sentimento positivo o negativo, generale e durevole nei confronti di una certa persona, oggetto o argomento” [1]. Si possono classificare come atteggiamenti l’ammirazione nei confronti di una squadra di calcio, l’antipatia verso un politico, la preferenza per una marca di cioccolato piuttosto che un’altra.

Le fobie sono invece disturbi psichici definibili come “paure intense, esagerate, immotivate per situazioni, oggetti o azioni che il soggetto prova nonostante spesso non ne capisca la ragione. […] Il fobico posto a contatto con lo stimolo specifico temuto presenta in genere vere e proprie crisi d’ansia più o meno intense e paralizzanti” [2]. Alcune fobie tipiche sono ad esempio la claustrofobia (paura per gli spazi chiusi o senza finestre), l’agorafobia (paura eterogenea che racchiude la paura degli spazi aperti come il timore di restare intrappolati qualora possa sopraggiungere un malessere o la morte), l’acrofobia (paura dei luoghi elevati e dell’altezza), la nictofobia (paura del buio), l’aracnofobia (paura dei ragni)…

Perché venga diagnosticata una crisi d’ansia in seguito ad una fobia il DSM IV[3] stabilisce che debbano essere presenti almeno quattro dei seguenti sintomi:

– palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia

– sudorazione

– tremori fini o a grandi scosse

– dispnea o sensazione di soffocamento

– dolore o fastidio al petto

– nausea o disturbi addominali

– sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento

– derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da sé stessi)

– paura di perdere il controllo o di impazzire

– paura di morire

– parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)

– brividi o vampate di calore

Considerato tutto ciò, il termine “omofobia” sembra decisamente inappropriato per designare un atteggiamento; infatti lo stesso DSM IV non riporta, tra le fobie, la “omofobia”.

Recentemente[4], un gruppo di psicologi della University of Arkansas ha sottoposto 138 persone ad una serie di test e a tre questionari per la misurazione del livello di ansia e paura. Tra i test somministrati l’Index of Attitudes towards Homosexuals (IAH), la Sexual Attitudes Scale, il Disgust Emotion Scale e il Padua Inventory; il primo è considerato lo strumento che misura la “omofobia”; il secondo indaga il pensiero delle persone nei confronti della sessualità umana; il terzo strumento aveva il compito di misurare le risposte delle persone in termini di disgusto mentre il Padua Inventory misura la paura di contaminazioni.

Le analisi statistiche compiute sui risultati hanno mostrato una correlazione negativa tra gli atteggiamenti nei confronti degli omosessuali e la misura di paura e ansia; invece i risultati del IAH erano correlati positivamente con i risultati della Sexual Attitudes Scale, del Disgust Emotion Scale e del Padua Inventory.

In altre parole, i soggetti che mostrano punteggi elevati all’Index of Attitudes towards Homosexuals mostrano attitudini sessuali “tradizionali”, elevati livelli di disgusto e timore di diventare omosessuali: non paura e ansia. La “omofobia” sarebbe quindi un atteggiamento, non una fobia. Lo stesso professor Lohr, che ha guidato la ricerca e che da anni studia le fobie, ha commentato i risultati con queste parole: “Se il disprezzo e il disgusto guidano l’omofobia, essa sembra più un problema morale o sociale che un problema psicopatologico. Se cominciamo a considerare patologici gli atteggiamenti negativi – con l’implicazione che c’è qualcosa di sbagliato dal punto di vista medico nelle persone con pregiudizi, che essi sono in qualche modo malati nei loro atteggiamenti –, ciò mi sembra aberrante”.

C’è una evidente e probabilmente voluta confusione tra atteggiamento e patologia, e un utilizzo ideologico e strumentale delle categorie mediche e psichiatriche.

Si profila uno scenario fantascientifico per cui gli attivisti gay, i quali sono riusciti tramite pressioni politiche [5] a far depennare la diagnosi di omosessualità a causa dello stigma sociale che questa poteva portare, ora cercano di stigmatizzare l’atteggiamento “omofobo” proprio attraverso una diagnosi psicopatologica.

[1] Petty e Cacioppo, Attitudes and Persuasion: classic and contemporary approaches, Dobuque, Iowa, Wm C. Brown, 1981, p. 7; cit. in Hewstone, Stroebe, Codol, Stephenson, Introduzione alla psicologia sociale, Bologna, Il Mulino, 1991, p. 162. Per una esauriente riflessione sul concetto di “atteggiamento” si veda ibidem, pp. 162 – 165.

[2] G. Colombo, Manuale di Psicopatologia Generale, Padova, Cleup, 1996, p. 211.

[3] American Psychiatric Association, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali IV, op. cit.
[4] Olatunji, B. O., Sawchuk, C. N., Lohr, J. M., & de Jong, P. J. (in press), Disgust domains in the prediction of contamination fear. Behaviour Research and Therapy.

[5] Cfr. J. Nicolosi, Omosessualità maschile: un nuovo approccio, Milano, ed. Sugarco,2002, pp. 18 – 21.

Contro la Leggenda Nera

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