La bella vista

Pubblicato: 4 agosto 2007 in BOOKS, poetry

.

I.

Il cielo, sopra la cava,
era puro celeste, liscio e teso
come un uovo di storno.
Sul folto dei nocciòli,
sulle ginestre,
pesava
la luce di mezzogiorno.

Le rocce e i rovi,
lungo le mulattiere, erano carichi
di sole. Nel viola delle spine,
nel bianco del calcare,
lo trattenevano.

Era l’ora in cui pare che il mondo beva
ad occhi chiusi
la giornata che scende. Ogni stecco,
ogni crepa nel fango impara
dal cielo la sua forma, il suo colore.

Precipita nei campi, la luce,
nei boschi, e non ritorna.
Nemmeno un raggio si riflette.

Solo un punto – lontano, sul greto asciutto –
mandava lampi. Lo vedevi brillare
al centro di tutto il secco,
di tutto il chiaro,
come nel primo buio, sopra le case,
la prima stella.

II.

Sono sceso per il sentiero, fino
a un groviglio di rami pallidi, lisci
come ossa spolpate. A splendere così
in mezzo ai sassi, nel cuore della scena,
erano le lamiere nuove nuove
di un motorino.

Sul serbatoio, a grandi lettere d’oro
fiammante, svolazzanti,
marca e modello.

III.

Il brivido che ho sentito
passarmi dentro
lo conoscevo bene.

Quanta pena faceva quella scritta:
così giuliva e seria, così
impettita, ridicola.

Come stringeva il cuore
trovarla sola
sotto quel sole a picco
a gridare il suo nome,
la sua miseria.

Nemmeno lì
riusciva a trovare pace.

Nemmeno in fondo all’ultimo ghiaione
riusciva a starsene zitta.

IV.

Su e giù per le curve e le anse lustre
della carena e delle cromature
guardavo slittare, crescere
e smagrire il mio muso
da pesce rosso. E come da bambino,
ripetendomi dentro
marca e modello,
sentivo un imbarazzo, una pietà
mozzarmi il respiro.

Sentivo che vergogna è chiamarsi
in quel modo preciso, essere vivo,
essere uno, sapere che la gente
ti vede mentre ti sporgi
tutto gonfio di te
dal niente
come il verme si sporge dalla mela.

E mi chedevo ancora: come ho potuto
reggere fino ad oggi lo zelo
delle fisionomie, delle etichette?

Come ho fatto a non piangere, di fronte
alle nostre pretese,
ai nostri sforzi, ai nostri stemmi d’oro?
Dove ho trovato aiuto? Dove ho preso
la forza
per guardare la mia
smorfia da scimmia
in alamari e ghette
senza farmi schiacciare da un’immensa
malinconia?

V.

[…]

(da UMBERO FIORI, La bella vista)

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